La minigonna: la travolgente storia di un vestito per teenager che ha cambiato il mondo. Era il 30 ottobre del 1965 quando, a Melbourne (Australia), la famosa modella Jean Shrimpton si presento all’ippodromo Flemington Racecourse in occasione del Victoria Derby. Indossava un miniabito che lasciava scoperte le gambe per una decina di centimetri sopra il ginocchio e un orologio da uomo. Oltre a questo, non indossava calze, né guanti, né cappello (tre de gli accessori considerati d’obbligo per le signore dalla moda tradizionale). La comunità australiana fu scandalizzata e indignata: fischi di stupita ammirazione da parte degli uomini e grida di scherno e sguardi di disapprovazione da parte delle donne. E l’episodio, diventato famoso come “The Affair’ , il caso della minigonna, fu ripreso dai giornali e dalle televisioni di tutto il mondo. L'immagine della modella circondata da donne più anziane, che la guardavano con disprezzo, metteva ben in evidenza il contrasto tra la vecchia e la nuova moda. E così la mini divenne immediatamente il simbolo di una rottura generazionale e della nuova libertà conquistata nel dopoguerra dalle donne. Era l’inizio di una rivoluzione culturale che ebbe il suo culmine nei movimenti del ’68.Manifesto d'identità. La minigonna era stata appena Lanciata da una stilista inglese, Mary Quant. E stava diventando uno dei simboli della Swinging London D (da swinging, oscillante, ma inteso come “alla moda”). Infatti, Londra era l'epicentro di una rivoluzione che toccò tutti i campi: l’abbigliamento, le abitudini sessuali, la religione, la politica, la musica e l’arte. Il desiderio di libertà e autodeterminazione esplose nella cultura giovanile: la parola d’ordine era contestazione. Nascevano band come Beatles e Rolling Stones che oltre alla musica diffondevano anche uno stile di linguaggio e abbigliamento innovativo. «Musica e moda vanno a braccetto» diceva Mary Quant, che non a caso raccontava di avere lanciato la mini per consentire alle ragazze di ballare meglio il twist.Anche Jackie Kennedy! «La minigonna diventò un mezzo di comunicazione: esprimeva la libertà dalle convenzioni dell'abbigliamento femminile e l’idea di informalità e comodità» afferma Lia Fassari, docente di sociologia della cultura all’Università la Sapienza di Roma. Non a caso i mezzi di informazione si resero subito conto dell'efficacia del messaggio che veniva da quel nuovo e semplicissimo capo di abbigliamento. «Era il simbolo di una rivoluzione culturale che investiva tutti i campi» spiega Fassari. indossato dalle ragazzine era un modo per dire “io sono giovane e tu vecchia” ma anche una sfida a una vecchia visione benpensante e maschilista della donna.Persino l'elegantissima Jacqueline Kennedy si sposò nel ’68 con l’armatore greco Aristotele Onassis in un miniabito di pizzo firmato Valentino. E la televisione lanciava nel 1966 la serie fantascientifica Star Trek, che diventò un fenomeno di costume. Il produttore Gene Roddenberry volle che le protagoniste femminili indossassero minigonne: un capo ancora malvisto dalla società più conservatrice ma che in un mondo futuro si sarebbe diffuso... I giornali di moda, attraverso fotografi del calibro di David Bailey, Terence Donovan e Brian Duffy, lanciarono a livello internazionale la tendenza del momento. Questi 3 fotografi rivoluzionarono la fotografia di moda in Gran Bretagna (con Bailey e Duffy, Donovan creo l'immagine del mito londinese degli anni Sessanta: divertirsi, fare sesso, fare soldi) e reinventarono il rapporto fotografo-modella. Amici come Raquel Welch e Catherine Deneuve e modelle come Twiggy e Jean Shrimpton diventarono famose in tutto il mondo e, grazie alla diffusione delle riviste, simboli da copiare.Volete saperne di più della storia della minigonna che si è diffusa in tutto il mondo in pochi anni? Continuate a seguire WeFly e ne saprete ancora delle belle!
(A cura di Focus)