Vent’anni fa Shanghai riapriva le porte al mercato internazionale. Oggi ha strade sopraelevate che sembrano montagne russe. Un treno che sfiorai 430 km l’ora senza toccare il suolo. E una gioventù maniaca del look. Ma anche milioni di lavoratori irregolari e i problemi di una città cresciuta troppo in fretta, che da orizzontale è diventata verticale e ora vede il terreno sprofondare sotto i piedi.

Qui il tempo è oro.
La luce dell’Est è una gigantesca meridiana alta 20 metri in acciaio inox, progettata dallo scultore Zhong song nel 2000 per festeggiare il decimo anniversario della riapertura di Shanghai ai mercati internazionali. Si trova a Pudong, l’area prescelta per il rilancio economico della città, sul versante orientale del fiume Huangpu. Pudong è la grande scommessa di Shanghai, il biglietto da visita per il mondo intero. È qui che la città è esplosa con una foresta di grattacieli futuristici. Il tempo, rappresentato dalla scultura, a Shanghai ha fatto un grosso balzo in avanti: il futuro, ignorando il presente, è già qui.

Acqua santa o maledetta?
Shanghai si trova nella pianura alluvionale dello Yangtze, il fiume azzurro: una delle regioni più fertili, ma anche geologicamente più instabili della Cina. La città è tagliata in due dal fiume Huangpu ed è circondata sui quattro lati dall’acqua: a nord dallo Yangtze, a sud dalla baia di Hangzhou, a ovest da una fittissima rete di canali, paludi e risaie che circondano il Lago Tai con le sue antiche città d’acqua, a est dal mar Cinese meridionale nel quale sfocia lo Yangtze. Con così tanta acqua intorno, la città non poteva avere nome più adatto: Shang-hai vuol dire “sul mare”. L’acqua in passato ha rappresentato la via della disfatta, ma anche della rinascita. ancora oggi è la sua fortuna – quello di Shanghai è il più importante porto commerciale del mondo – ma anche la sua minaccia: lo Huangpu, che confluisce nel delta dello Yangtze, non riesce più a scaricarsi nel mare. il livello degli oceani cresce a causa dello scioglimento dei ghiacci e le acque del fiume vengono respinte. Gli edifici lungo le due sponde sono già sotto il livello dell’acqua. Il Bund, il viale che costeggia la riva destra del fiume con i suoi palazzi storici, i negozi e gli alberghi, e i grattacieli di Pudong (sulla sponda orientale) rischiano l’allagamento. Una diga costruita negli anni novanta regola il flusso idrico, ma potrebbe non farcela più nei prossimi anni. Per questo il governo sta valutando la possibilità di costruire dighe più alte o, in alternativa, una serie di dighe “mobili” come quelle della laguna di Venezia. Su Shanghai incombe anche la minaccia del cedimento del terreno, dovuto alle tonnellate di cemento che vengono innalzate ogni giorno, al pompaggio delle acque sotterranee e ai lavori nel sottosuolo per tunnel e metropolitane.

Il “popolo delle formiche”.
Le cifre ufficiali parlano di una popolazione di 19,2 milioni di residenti a Shanghai. 13,8 dei quali sono registrati all’anagrafe. I rimanenti, oltre 5 milioni di abitanti, vivono e lavorano

città, ma non sono legalmente registrati. Si tratta, per la maggior parte,di contadini provenienti dalle province più povere del Paese: tra questi, anche molti giovani con un buon livello d’istruzione. nonostante siano clandestini perché privi dell’hukou, il regolare permesso di soggiorno, i migranti abitano e lavorano indisturbati perché la richiesta di manodopera è altissima. Sono impiegati nei lavori più umili: spazzini, lavavetri, addetti alle pulizie e, soprattutto, operai edili. L’edilizia, da sola, ne assorbe milioni ogni anno: il “popolo delle formiche” lavora giorno e notte per costruire una città ancora più grande, elegante e moderna. La gente della città li chiama waidi, “gente di fuori”. riconoscerli non è difficile: li trovi nelle strade, a qualsiasi ora del giorno e della notte, in qualsiasi giorno dell’anno. il loro aspetto è tipico della gente di campagna: pelle scura, vestiti modesti e i segni della fatica sul volto. Arrivano a migliaia, tutti i giorni, in treno o in autobus dopo lunghi viaggi. trascinano valigie di cartone o fagotti appesi a bastoni, portando con sé tutto ciò che hanno:qualche vestito e le foto dei familiari rimasti al paese. Di solito tornano a casa per il Capodanno Cinese, carichi di soldi e doni. Ma a molti, quest’anno, è stato chiesto di rimanere in città per continuare a lavorare al sito dell’Expo: come premio, cinema gratis per tutta la settimana! Avere l’hukou vuol dire essere Shanghainesi, ma ottenerlo non è semplice. Per la maggior parte di loro, rimane un sogno.

La vertigine della modernità.
“Contaminazione” è la parola chiave per capire Shanghai. Contaminazione tra vecchio e nuovo, povero e ricco, oriente e occidente. La città si presenta subito eterogenea e multiforme: non sempre esteticamente piacevole, ma affascinante. Un luogo pieno di stratificazioni, dove ogni strato racchiude mondi e storie diverse: la periferia fatta di baracche fatiscenti; i sobborghi carichi di case popolari; Nanshi, la Città Vecchia imperiale, con un’altezza media di due piani; intorno, le ville con giardino delle concessioni straniere dove si respira ancora lo spirito dei diversi Paesi che qui hanno abitato; infine, gli sfavillanti grattacieli. La vecchia Shanghai sembra quasi tutta destinata a lasciare il posto a un’immagine verticale di sé, progettata per le multinazionali e i turisti. i pochi quartieri antichi che sopravvivono alle ruspe perdono la loro intimità: se dal loro interno alzi lo sguardo al cielo, vedi sagome di grattacieli spettacolari stagliarsi sullo sfondo. La città moderna verticale non potrebbe essere quello che è, se non ci fosse la vecchia città orizzontale: sono quei vicoli, grazie alla loro forza di attrazione verso il basso, a rendere possibile la vertigine.

Un’oasi tra i grattacieli.
Il complesso di Xintiandi, nel cuore della vecchia concessione francese, è uno dei pochi segni rimasti del passato “orizzontale” di Shanghai: sopravvissuto alle ruspe per volontà di un Paperon de’ Paperoni locale, è diventata una delle aree più alla moda e “occidentale” della città. Anticamente era un quartiere di vecchie case shikumen destinate al proletariato della città: un piccolo mondo chiuso da
muri, autenticamente cinese, dove la vita si svolgeva in strada e sui marciapiedi. Oggi, dopo un lifting radicale, Xintiandi è un elegante centro pedonale aperto al mondo e all’occidente: ricco di locali notturni, ristoranti eleganti, caffè, gallerie d’arte, boutique alla moda, è la meta preferita di turisti stranieri e di ricchi cinesi. Come spesso accade, edifici un tempo considerati vecchi e poveri, diventano con il passare del tempo, patrimonio da preservare: Xintiandi è un’oasi all’interno di una giungla di grattacieli e oggi il prezzo delle sue case è stellare. Ma il suo vero valore – il suo antico microcosmo umano – è andato distrutto assieme ai vecchi quartieri che un tempo la circondavano, sparito in fondo ai grattacieli che ora la dominano. Xintiandi, che significa “nuova terra e Cielo” si presenta in pratica come un piccolo parco a tema della vecchia Shanghai del secolo scorso.

Il mito della super velocità.
Il treno che dal centro della città porta all’aeroporto internazionale di Pudong è la metafora perfetta di una Shanghai in corsa: a lievitazione magnetica, il Maglev percorre 30 km in 7 minuti e 20 secondi, a una velocità di 430 chilometri orari senza toccare il suolo. La linea ferroviaria speciale è stata costruita più per impressionare i turisti che per servire i residenti. Ora si pensa di estenderla con una nuova linea lunga 170 km, che il treno percorrerà in soli 27 minuti.
A Shanghai è facile stupirsi di fronte allo spettacolo del movimento perenne: basta salire “in alto”, percorrere una delle strade sopraelevate o uno dei ponti mastodontici che attraversano il fiume Huangpu, per rendersi conto di come la città sia in costante fibrillazione. Un vero e proprio network di vie di comunicazione attraversa il tessuto urbano: 11 linee di metropolitana, tunnel e traghetti che attraversano il fiume, treni superveloci, ponti, strade e autostrade sopraelevate per accogliere milioni di veicoli – biciclette, risciò, scooter, automobili, taxi, autobus – in perpetuo movimento. E pronti ad accogliere i passeggeri dei due aeroporti internazionali di cui è dotata la città: il "vecchio" Hong Quiao e Pudong, inaugurato nel 1999 e arricchito di un nuovo terminal nel 2008 su una superficie di 485.000 metri quadri (circa il doppio del terminal 1 e il triplo dell'aeroporto di Hong Qiao).
Ma l’immagine della rivoluzione in atto a Shanghai è offerta senza dubbio dagli svincoli stradali: 77 km di strade sopraelevate fungono da terrazze panoramiche, con vedute a 360° sia verso i bassi quartieri della vecchia città sia verso la città verticale che sfiora il cielo. Una strada con doppio anello unisce Shanghai e Pudong in un unico abbraccio, scavalcando il fiume Huangpu con lo spettacolare ponte Nanpu. Simili alle montagne russe, di notte diventano giganteschi serpenti luminosi.

(A cura di GEO)

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